Interessante articolo quello scritto da Ezio Mauro su Repubblica di oggi 3 novembre dal titolo” Tra Capitalismo e democrazia”. L’occasione per il ragionamento di Ezio Mauro è fornita dalle elezioni americane in programma tra soli due giorni per scegliere il prossimo presidente tra Harris e Trump.
Uomini più potenti degli stati?
Il ragionamento di Mauro apre scenari inquietanti anche in casa nostra. In Europa ed in Italia. Nella sostanza il rischio per la nostra democrazia è che potenti Imprenditori, detentori di tecnologie innovative ed in particolare con l’utilizzo della Intelligenza Artificiale, diventino più potenti degli stessi Stati nazionali.
Musk e Bezos
In particolare il giornalista mette in evidenza l’attività di Musk a favore di Trump a Bezos che non ha voluto, contrariamente a quanto fatto per decenni fatto dal “Post”, fare la dichiarazione di voto per Harris e si pone questa domanda: “Com’è possibile che davanti a questa miscela tra populismo ed eversione l’establishment americano non faccia blocco, dimostrando di essere classe dirigente, e non soltanto dominante?” Questa la sua risposta:
Il capitalismo non ha bisogno della democrazia
“La risposta l’ha data a Repubblica il politologo Robert Kagan (foto), annunciando le sue dimissioni da editorialista del Post: «Il capitalismo non ha bisogno della democrazia per prosperare e fare profitti». È dunque cominciata la novità del secolo, cioè la divaricazione tra capitalismo e democrazia, che significa la fine dell’alleanza occidentale che ha protetto la modernità, vincolando a una prospettiva democratica il capitale, il lavoro, il welfare e la rappresentanza? Non finirebbe soltanto un’epoca, ma una civiltà.
La profezia di Mussolini
È già successo nel febbraio 1922, con la profezia di Mussolini che nessuno sembra ricordare: «È finito il secolo democratico, il secolo del numero, della maggioranza e della quantità. Gli succede un secolo aristocratico, lo Stato di tutti torna a essere di pochi, pochi ed eletti. Può darsi che nel secolo scorso il capitalismo avesse bisogno della democrazia: oggi può farne a meno».
La posta in gioco del voto americano
La posta in gioco nel voto americano arriva dunque fin qui, fino all’ipotesi conclusiva della destra: impedire con il voto che la democrazia mantenga consenso nel popolo, sottolineando la sua fragilità e la sua complessità, per ridurla a creatura del Novecento e confinarla in un passato da superare e risolvere nel nuovo scambio tra un potere forte e il cittadino debole, ma deresponsabilizzato da una delega totale che lo trasforma davanti alla società: liberato da ogni vincolo pubblico, invece che libero di esprimere le sue facoltà. Ecco perché il voto americano ci riguarda tutti, così come il caso Washington Post ci interpella direttamente.”
Teniamo stretta la Costituzione
Per quanto riguarda noi Italiani, dobbiamo tenerci stretti la nostra Costituzione repubblicana ed antifascista e operare insieme all’Europa per dotarci delle norme per evitare i suddetti scenari. Il Movimento per la difesa e l’attuazione della Costituzione Italiana con sede a Pescara e operante in Abruzzo e Molise, si impegnerà unitamente alle altre associazioni italiane per difendere la Costituzione e la nostra libertà e democrazia come spiegato bene ne Il Manifesto di Pescara


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