Ci conviene dire NO

La Costituzione può e deve essere modificata in Parlamento dai nostri delegati deputati e senatori. E’ sbagliato e pericoloso da parte del Governo scaricare scelte così complicate sui cittadini. 

Referendum complicato

Il referendum è oggettivamente complicato da qualsiasi prospettiva lo si voglia guardare. Ci sono senza dubbio buone e cattive ragioni ponendoci dalla prospettiva dei sostenitori del  SI e dei sostenitori del  NO alla  cosiddetta Riforma della Giustizia voluta dal Governo Meloni e dai partiti che la sostengono.

Perchè la scelta a noi cittadini?

Ma la domanda è: “Perché una scelta così complicata dal punto di vista tecnico giuridico-costituzionale deve essere fatta da cittadini che nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno le competenze minime necessarie?  Eppure la nostra Costituzione, all’art. 138,  prevede la possibilità da parte del parlamento di modificarla senza ricorrere al Referendum attraverso una maggioranza di voti dei parlamentari pari ai 2/3. Procedura, questa, che è stata adottata per modificare per ben 14 volte la Costituzione dal 1948 ad oggi. E quindi perché non si poteva fare in parlamento anche questa 15° modifica? Da parlamentari che abbiamo delegato a rappresentarci e paghiamo profumatamente?

Le precedenti modifiche

E per completare il nostro ragionamento, ricordiamoci quando invece abbiamo votato per il Sì le uniche due volte e modificato la Costituzione. Una prima volta nel 2001, quando abbiamo approvato le modifiche al titolo V della Costituzione sulle autonomie regionali con il Governo D’Alema e una seconda volta nel 2020 per la riduzione del numero dei parlamentari con il Governo Conte I. Il Sì al referendum di modifica delle norme del titolo V, ha aperto la strada alla legge sulle autonomie differenziate voluta dal Governo Meloni che è stata per il momento bloccata dalla Corte Costituzionale perché in molte parti incostituzionali ed ha creato la mobilitazione di centinaia di migliaia di cittadini che hanno raccolto le firme per abrogarla. E quindi possiamo dire a distanza di 25 anni che i cittadini che hanno votato SI hanno SBAGLIATO? Rimane solo il Sì alla riduzione del numero dei parlamentari, vedremo con il tempo cosa accadrà.

Riassumendo e concludendo

  1. La nostra Costituzione post bellica, frutto di condivisione e di mediazione tra i diversi partiti e schieramenti, è un unico sistema strutturato che ha determinato una organizzazione dello stato italiano armoniosa, bilanciata tra i vari poteri che ci ha garantito 80 anni di pace, democrazia e libertà.  Andarne a modificare una qualche parte, ci espone a rischiosi sbilanciamenti con conseguenze non prevedibili.
  2. La “via maestra” per modificare la Costituzione è quella della modifica in parlamento con la maggioranza qualificata dei 2/3 dei voti dei parlamentari. Questa procedura è già stata adottata per modificarla già 14 volte. Scaricare sui cittadini non pienamente consapevoli, la responsabilità di modificare la Costituzione è sbagliato e pericoloso.
  3. I precedenti Referendum confermativi per modifiche costituzionali proposti dal Governo,  2 volte sono stati bocciati con la vittoria del NO (2006 Berlusconi e 2016 Renzi) e per 2 volti approvati con la vittoria del SI (2001 D’Alema e 2020 Conte). Nel 2001 il SI ha determinato la modifica del titolo V della Costituzione riguardanti le autonomie regionali. Modifica che ha dato la possibilità al Governo Meloni di approvare la legge Calderoli sulla autonomia differenziata che ha provocato la raccolta di firme per il referendum abrogativo ed è stato bocciato in molte parti dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità (conclusione: ha sbagliato chi ha votato SI). Il Si alla riduzioni dei parlamentare del referendum del 2020 è ancora presto per verificarne gli effetti.
  4. CONVIENE DIRE NO. Conviene tenerci questa nostra Costituzione senza modificarla. Questa Costituzione ci ha garantito pace, democrazia e libertà per 80 anni, perché avventurarci in qualcosa che non conosciamo e controlliamo? E di cui potremmo pentirci amaramente?


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