Alberto Manzi e Aldo Moro

Ieri è stata la ricorrenza del centenario dalla nascita di Alberto Manzi (Roma, 3 novembre 1924 – Pitigliano, 4 dicembre 1997) meglio noto come “Maestro Manzi”. Alberto Manzi era infatti un maestro elementare che divenne famoso negli anni 60 del secolo scorso come conduttore della storica trasmissione RAI “Non è mai troppo tardi”  un  corso di istruzione popolare per insegnare a leggere e scrivere agli adulti analfabeti.

Moro Ministro della Pubblica Istruzione

Nelle celebrazioni di questi giorni sui media nazionali, nessuno o quasi, ricorda che fu Aldo Moro, allora giovane Ministro della Pubblica Istruzione,  a favorire la nascita della trasmissione del Maestro Manzi  attraverso una serie di importanti riforme. Moro, infatti,  intuì che la televisione poteva essere uno strumento importante per contribuire ad unire la nazione.  Moro, introdusse l’educazione civica come materia di insegnamento nelle scuole, perché era convinto che l’allungamento dei tempi dell’istruzione dovesse avere anche una funzione civica, una funzione di rafforzamento del senso della cittadinanza. Importante anche il suo contributo alla riforma della scuola media unica del 1962 e alla trasformazione dell’università italiana da università di élite in università di massa.  

Fa quel che può, quel che non può, non fa

Prima di raggiungere la celebrità, il Maestro Manzi ebbe non pochi problemi dai burocrati del Ministero nel portare avanti i suoi metodi didattici nella scuola pubblica. Questo l’episodio più significativo: Manzi, maestro alla scuola primaria a metà degli anni 50, si rifiutò di scrivere il giudizio finale sulle pagelle dei suoi alunni, come gli imponeva la circolare del Ministero della Pubblica Istruzione, con la motivazione che i bambini possono cambiare da un anno all’altro e il giudizio dato un anno, potrebbe costituire un “marchio” negativo per il bambino per l’anno successivo. Manzi, per questo rifiuto, fu sospeso dall’insegnamento per 5 mesi, senza stipendio. L’anno successivo il Ministero ci riprovò e Manzi si rifiutò di nuovo. Fece sapere, però, che era disposto a mettere sulla pagella di ogni suo alunno un giudizio uguale per tutti. Realizzò un timbro con la scritta: “FA QUEL CHE PUO’, QUEL CHE NON PUO’, NON FA” e lo appose sulle pagelle di ogni suo alunno. Il Ministero lo denunciò alla Procura della Repubblica.  Il Magistrato lo convocò e gli disse che il giudizio sulla pagella degli alunni non poteva essere scritto con un timbro, la legge non lo permetteva. E lui a questo punto, l’anno successivo, accogliendo la contestazione del Magistrato, scrisse a mano, di suo pugno, su ogni pagella dei suoi alunni: “Fa quel che puo’, quel che non può, non fa”.

Orzowei, il trovato

Manzi, oltre ad essere un insegnante, fu anche scrittore. Il suo celebre romanzo per ragazzi “Orzowei” ebbe un successo enorme con molti riconoscimenti nazionali ed internazionali, diventando il libro italiano per ragazzi più tradotto al mondo dopo Pinocchio. Dal romanzo fu tratto una miniserie tv andata in onda in Italia nel 1977 che ebbe anch’essa un grande successo.  

In America latina

Manzi si impegnò molto anche fuori dall’Italia, in America Latina, dove ogni estate, da volontario,  prestava la sua opera di insegnante a beneficio delle popolazioni analfabete più povere e ricevendo, per questo suo attivismo sociale, minacce di morte dai vari dittatori di questi Paesi.

Moro e Manzi

Manzi non sarebbe diventato il famoso Maestro Manzi senza Aldo Moro, due grandi uomini giusti che hanno servito la nostra Repubblica. Il Movimento per la difesa e l’attuazione della Costituzione Italiana si impegnerà per ricordare in modo appropriato la loro opera con eventi a Pescara, in Abruzzo ed in Molise.